Decadenza industriale e moralità digitale

 

Partiti politici, giornali, sindacati. Le infrastrutture dell’era industriale sono cadaveri pieni di vermi.

La gente è inquieta. Le vecchie abitudini soccorrono sempre meno.

Il modello è tramontato. La società di massa -nella accezione tradizionale- è finita con l’ubiqua soddisfazione dei bisogni primari. Non sorprende che gli ultimi clienti affezionati del modello statale industriale siano le classi più povere, reiette e proiettate verso l’irrilevanza politica ed economica nella nuova era del dominio informativo e dell’automazione.

Siamo in fondo giunti allo stadio terminale. Il corpo sociale, corrotto al proprio interno e privato di ogni robustezza organica e fisiologica, è tenuto insieme con la minaccia del nemico esterno.

La funzione del terrorismo nella strategia di dominio delle masse è infatti talmente evidente da essere persino spudorata. Non fosse per la presa spietata che svolge sulla popolazione, sempre più smarrita e debole.

Naturalmente la cosa arriva da lontano.

Nessuno potrebbe permettersi il lusso di certe politiche -come ad esempio l’immigrazione incontrollata di soggetti eterogenei rispetto alle socetà di destinazione- senza che prima la popolazione fosse stata adeguatamente preparata a digerire queste schifezze. La distruzione sistematica dell’identità popolare era peraltro strumentale al disegno di dominio originario dello stato industriale: la creazione di una massa di dipendenti mansueti e succubi.

Da lì arrivano i bianchi e neri, gli omosessuali, gli eterosessuali, le lesbiche, i fascisti, i comunisti, gli anarchici, la destra la sinistra, il centro, i globalisti, i localisti, i transgender, gli evasori fiscali, i contribuenti onesti, le fazioni calcistiche, i pro e contro l’aborto, i cattolici oltranzisti, i cattolici progressisti, i cattolici ortodossi e tutte le altre mille faglie che hanno spaccato la società, eradicando l’uomo all’appartenenza culturale tradizionale, disorientrandolo nel volgere di poche generazioni con il mutamento totale dell’ambiente in cui ha condotto la propria vita per millenni -cementificando il mondo e distruggendo anche solo l’apparire del substrato biologico del mondo.

Ed ecco comparire masse depresse, obese, confuse. L’ingegneria scientifica della creazione del subumano.

E ora siamo qui. Nel futuro immaginato dal passato ma incapaci di immaginare un altro futuro.

Ed ecco spiegati I moti nostalgici del nostro tempo. Vogliamo tornare là dove eravamo, là dove sapevamo chi eravamo e qual’era lo scopo delle nostre vite.

Peccato che tornare indietro non sia possibile. E’ necessario spingere le nostre menti più in là, al di là della cortina fumogena del terrore contemporaneo, oltre l’intontimento da antidepressivo e la fiacchezza flaccida dell’obesità, oltre la paura del terrorista armato, nella consapevolezza che l’uomo, in ogni tempo ed ogni circostanza, ha il potere di realizzare la promessa della sua esistenza.

 

Guerriero digitale

Ma è necessario combattere.

Prima di tutto dentro noi stessi.

Nel nostro corpo. Nella base biologica del nostro essere si nasconde il primo passo verso la riconquista del presente. Il corpo-mente è l’uomo.

Nel nostro spirito. La paura -sentimento ubiquo dell’uomo contemporaneo- deve essere affrontata.

Così il nuovo guerriero digitale ha origine. Nel pulviscolo atomizzato della società conteporanea, dovi ogni legame di appartenenza organica è spezzato e sostituito con vincoli di subordinazione o dipendenza economica, politica e culturale, oggi nasce il nuovo guerriero.

Colui che privato di ogni supporto ha saputo trovare il supporto che non può essere spezzato, il tesoro che non può essere sottratto, la saggezza che non può essere inquinata.

Questo è il reticolo biologico che reggerà il futuro dell’umanità, se l’umanità potrà avere un futuro diverso dall’autodistruzione.

Non ingannarti. La paura che senti nel cuore ha un significato. Il tempo sta arrivando in cui tutto ciò che ha retto le colonne dell’esistente si sgretolerà. A quel punto le responsabilità dell’esistenza umana ricadranno tutte insieme e con tutto il loro peso sulle spalle di ciascuno di noi.

Dite addio alla previdenza sociale, all’assistenza sanitaria, alla rappresentanza politica, ai diritti civili, alla stessa incolumità personale. Dite addio al vostro lavoro, al vostro conto in banca.

Questa civiltà sta per tramontare.