Cosa comprare? seconda parte

Questo articolo è la parte 6 di 6 nella serie Come posizionarsi per il rally Bitcoin

Cosa comprare? Per voi, la seconda parte.

Quando investite in criptovaluta, concentratevi su Bitcoin

Come abbiamo detto in precedenza, ci sono attualmente oltre 500 criptovalute attive. Tutti questi protocolli finanziari stanno lottando per il titolo di “moneta dell’Internet”. Ma quale vincerà? Noi crediamo che sarà Bitcoin per due ragioni principali: l’effetto network e il fatto che gli avversari di Bitcoin non mantengono le promesse fatte agli utenti.

L’effetto network

Esattamente come nel 1974 il protocollo TCP/IP ha reso possibile per la prima volta in modo semplice e senza autorizzazione lo scambio di informazioni tra computer, così a partire dal 2009 il Bitcoin ha consentito per la prima volta la trasmissione sicura e non regolamentata di transazioni finanziarie online. Il network Bitcoin ha attualmente una capitalizzazione di oltre 7 miliardi di dollari, che costituisce oltre l’80% della capitalizzazione globale di tutte le criptovalute. Inoltre, oltre 800 milioni di dollari sono stati investiti nell’ambiente delle criptovalute e la stragrande maggioranza di questo capitale di rischio è stata investita in compagnie che lavorano sul Bitcoin. Questo denaro è stato principalmente usato per costruire la “città” sopra il protocollo di sicurezza rappresentato da Bitcoin, ed è esattamente questo il motivo per cui raccomandiamo di investire la maggior parte del proprio portafoglio di criptovalute per acquistare Bitcoin su un exchange e poi custodirli in modo sicuro.

In un celebre articolo intitolato “l’ascesa di Bitcoin” l’amministratore delegato di Gyft Vinny Lingham sostiene il valore fondamentale del network Bitcoin. Egli prende in considerazione la cosiddetta legge di Metcalfe che, nelle parole di Lingham, “afferma che il valore di un network di telecomunicazione è proporzionale alla radice quadrata del numero degli utenti connessi al sistema”. Egli spiega ulteriormente:

Considerando che già esistono milioni di portafogli Bitcoin e di utenti, e che oltre 100 mila commercianti già accettano Bitcoin come mezzo di pagamento, l’effetto network è divenuto troppo forte per una criptovaluta alternativa, senza che questa abbia una fondamentalmente diversa e grandemente migliorata proposta di valore. Qualsiasi cosa che pretenda di essere più facile da calcolare, più rapida da calcolare o più sicura, non ha alcuna ragion d’essere almeno per i prossimi 2 o 3 anni.

Noi concordiamo con Lingham, ed è per questo motivo che crediamo che un portafoglio di investimento in criptovalute debba essere largamente composto di Bitcoin.

I potenziali concorrenti non mantengono le loro promesse

[n.d.t. ancora una volta l’autore non considera l’ascesa di Ethereum. L’articolo è comunque importante per comprendere come, effettivamente, il protocollo Ethereum abbia le potenzialità innovative per competere con Bitcoin per il dominio del mondo delle valute crittografiche. Si rimanda per l’approfondimento di Ethereum a successivi articoli e traduzioni che saranno pubblicati sempre su questo sito]

Sebbene l’effetto network giochi in favore di Bitcoin, molti   sviluppatori sostengono che questo possa ugualmente essere superato da una tecnologia più avanzata. Sono stati avanzati paragoni per cui Bitcoin possa diventare il Myspace delle valute digitali laddove nuove implementazioni potrebbero essere il Facebook dell’ambiente.

In effetti, lo spazio delle valute crittografiche ribolle di innovazione. A partire dal 2011, un’esplosione di nuove valute sperimentali è stata lanciata sul mercato. Vi sono due maggiori contendenti per il primo posto nel mondo delle criptovalute. Ma davvero questi concorrenti offrono una sicurezza significativamente maggiore rispetto a Bicoin o, quantomeno, un comparabile livello di sicurezza con una aumentata efficienza?

Diamo un’occhiata:

Ripple

Ripple è un protocollo di compensazione interbancaria fondato su tecnologia open source e peer-to-peer. Ha una capitalizzazione di mercato di oltre 250 milioni di dollari. I suoi punti forti sono il fatto di offrire transazioni più veloci, maggiore trasparenza, minor volatilità e maggior controllo per le istituzioni finanziarie.

In prima battuta, la vantaggiosità di Ripple per le banche non significa affatto che la generalità del pubblico (i proprietari delle monete) siano entusiasti di utilizzare Ripple quale il principale protocollo di sicurezza per custodire i propri risparmi e titoli di proprietà. Da un punto di vista di protezione della ricchezza, vi sono numerosi problemi: gli account individuali possono essere monitorati nel dettaglio, possono essere sequestrati e, secondo l’opinione di numerosi accreditati crittografi, sono significativamente più vulnerabili agli attacchi.

Per tali ragioni, noi non vediamo Ripple quale un serio contendente per il ruolo di principale protocollo di valuta dell’Internet. In altre parole, non lo consideriamo affatto una minaccia per Bitcoin.

Valute proof-of-stake

Per tutte le criptovalute, le transazioni sono validate per mezzo di un processo chiamato mining. Esistono due procedimenti principali per i protocolli di mining: proof of work (POW), che utilizza Bitcoin e proof-of-stake (POS), che è attualmente utilizzata da circa 40 criptovalute. Sebbene il POW sia maggiormente diffuso, esiste un acceso dibattito rispetto a quale dei due protocolli di mining sia superiore. Considerate questa cosa come simile alla cosiddetta “guerra delle correnti” del tardo ‘800 tra la corrente diretta di Edison e la corrente alternata di Tesla, esattamente prima che l’elettricità diventasse una tecnologia di massa.

Nel protocollo POW ai minatori sono affidati problemi matematici da risolvere per potere validare le transazioni. Se i minatori che rappresentano almeno il 51% del potere di computazione complessivo del network raggiungono un accordo, solo allora una determinata transazione è validata. Per tale ragione, ogni transazione è provata autentica dallo sforzo computazionale che è stato speso per validarla.

Nel protocollo POS, i minatori debbono semplicemente dimostrare l’esclusiva proprietà di monete appartenenti al network, in luogo di dimostrare potenza computazionale come nel protocollo POW. Più monete posseggono, maggiore è la loro autorità nel validare le transazioni. I sostenitori del POS affermano che questo meccanismo consente di tenere i costi di transazione [n.d.r. si riferisce al costo sostenuto da un utente per effettuare una transazione sul network] ad un livello più basso, non comporta spreco di risorse e mantiene allineati gli interessi economici dei possessori di monete e dei minatori. Esempi di criptovalute che utilizzano POS sono Peercoin, Ethereum, Bitshares, Dash e NXT.

Esistono due importanti ragioni per cui l’algoritmo POS non mantiene la propria promessa di essere un metodo migliore di validazione delle transazioni. Primo, non assicura un consenso decentralizzato. Questo è un arretramento rispetto all’originale risultato ottenuto da Bitcoin: non fare affidamento su un ente centralizzato per la validazione delle transazioni. Secondo, il POS manca della comprensione del principio economico del costo di produzione di una merce. Eliminando il costo di produzione, si crea un vespaio di favoritismo e collusione.

La carenza di consenso decentralizzato nelle valute POS è affrontato dal matematico e sviluppatore Bitcoin Andrew Poelstra:

Non è molto pubblicizzato ma, in realtà, non è mai esistito un esempio di criptovaluta che abbia raggiunto un consenso distribuito per mezzo del POS. Il prototipo delle valute POS, Peercoin, dipende dalle firme digitali dei suoi sviluppatori per determinare la validità di un blocco, ciò significa, in parole povere, che il consenso non è distribuito […]Nella sua versione iniziale, NXT era soggetto ad un facile attacco del tipo stake-grinding […] e non era in grado di raggiungere alcun consenso.

Il principio economico trascurato dagli algoritmi POS è stato spiegato da Adam Black, inventore del meccanismo POW dietro Bitcoin, nel febbraio 2015:

Esiste un principio economico dietro il mining: esiste un prezzo di mercato della merce oggetto di mining che è individuato dal mercato, laddove i minatori sono incentivati a impiegare risorse sino al prezzo della merce per effettuare le operazioni di mining. Pertanto, se si altera radicalmente il costo di produzione delle monete, pretendendo che ancora esista un autentico mining, si crea la possibilità che il proprio interesse economico si rivolga altrove: nel comperare favori politici, o influenzando un comitato, o influenzando l’autorità che emette le monete. Questa domanda economica deve andare da qualche parte, perciò non è necessariamente un male che la merce abbia un costo di produzione.

A causa dell’incertezza rispetto la sicurezza del protocollo POS, ed altresì a causa del dubbio rispetto alla sua supposta maggiore efficienza, le valute che utilizzano il POS non sono concorrenti vittoriosi rispetto a Bitcoin. Riteniamo pertanto che non esistano altre valute in via di sviluppo che offrano maggior sicurezza o maggiore efficienza, tali da spodestare Bitcoin quale migliore criptovaluta in cui investire.

Perfezionate il vostro portafoglio con un piccolo paniere di valute alternative

Negli ambienti di network (del tipo delle criptovalute), nuovi sviluppi tendono a seguire una distrubuzione gerarchica. Esistono poche, chiare e durature tecnologie, seguite da una lunga coda di altre progressivamente sempre minori e sempre meno utilizzate. Questa coda lunga può essere riscontrata in aree quali le lingue, esercizi di e-commerce, blog e social network.

Nel campo delle criptovalute, questa schema a coda lunga è chiaramente visibile. La capitalizzazione combinata delle principali cinque criptovalute (attualmente Bitcoin, Ethereum, Litecoin, Ripple e Dash) totalizzano oltre il 95% dell’intero settore. Le oltre 500 valute residue valgono meno del 5% della capitalizzazione complessiva del mercato. Negli ultimi cinque anni, le principali cinque criptovalute sono variate notevolmente sia in termini di capitalizzazione di mercato sia in relazione alla capitalizzazione di Bitcoin. Anche se Bitcoin dovesse rimanere la valuta dominante, esistono numerosi scenari possibili per la definitiva gerarchia delle cinque principali monete sotto Bitcoin. Una possibilità è che il divario tra Bitcoin e le altre cripotvalute continui ad ampliarsi, con il risultato che le valute concorrenti finiscano completamente marginalizzate. Un’altra possibilità è che Bitcoin possa essere accompagnato da un numero di forti e specializzate valute alternative.

Riteniamo pertanto che un piccolo investimento (2-5% dell’importo investito in Bitcoin) in un ben definito paniere di valute alternative sia del tutto giustificato. Questi investimento possono operare quale assicurazione contro una crisi nel network Bitcoin in ragione di un attacco o di problemi di performace.

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palatine

bitcoiner scrittore cypherpunk; runna http://www.palatineking.com


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